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“Corpo (Tracce del corpo. Mi muovo nello spazio)” Milano, 1982 Acrilici su carta 143 x 104 cm (Foto di F. Allegretto)
# 5.02

Trasformarsi

Una metamorfosi continua: Dal "Corpo" alle "Sedimentazioni".


Dal 1980 al 2003 si è formato un lento percorso sfociato nell’azione, tuttora in atto, di sedimentare ogni giorno un colore. All'inizio quando ho cominciato a dipingere la radice di tutto è stato il corpo come strumento di conoscenza e di sperimentazione. É da lì che mi sono mossa. Non sapendo dove andare e neanche dove si va a finire, si passa da un punto ad un altro punto aprendo e chiudendo di volta in volta un’esperienza. Nasce, si sviluppa e alla fine si conclude un senso per lasciare il posto a quello successivo e passare ad un altro.

 
LE SERIE
Quando dipingo lascio che le cose accadano poi in un secondo momento faccio un passo indietro, prendo le distanze e comprendo ciò che ho fatto. Tutti e due i momenti fanno parte allo stesso modo del mio dipingere. 
I titoli delle Serie vengono attribuiti cercando di osservare oggettivamente le cose di fronte a me come qualcosa che si rivela all'improvviso davanti ai miei occhi. Spesso i termini utilizzati sembrano parole che si usano per definire degli spazi. Spazio architettonico, spazio fisico, spazio psicologico, spazio simbolico, spazio emotivo. Alcune volte è bidimensionale, altre volte tridimensionale. In alcuni casi è come se coincidesse con me, con il mio corpo, in altri è lo spazio che mi contiene e altri ancora è qualcosa che guardo al di fuori di me. Come se fosse da un lato una fisica interiore, mentale, dall'altra una fisica oggettiva, ma questo movimento non è mai così chiaro e definito. E' come guardare un corpo da tutti i suoi punti di vista: dal lato, da davanti, da fuori, da dentro, da sopra, da vicino, da lontano... Alcune volte anche scomponendone le varie parti come in un caleidoscopio. Insomma, come se il corpo fosse lo strumento di misurazione della realtà e del tempo.
 
CORPO (1981-1982)
All'inizio i gesti, le azioni dirette del corpo manipolano direttamente la materia: stropicciando, strappando, grattando, masticando, leccando...
Poi tutto il corpo muovendosi lascia tracce sulla superficie del suo passaggio. Lo uso come fosse un pennello. Non guardo. Tocco.
Dopo un periodo in cui è il corpo stesso strumento di pittura e nel quale l'occhio, la visione non entra nel processo creativo, comincio a capire che guardare diventa parte della pratica pittorica. La vista diventa il mezzo per riconoscere, per capire.
 
GESTI (1981-1982)
Comincio, metaforicamente, a staccare la pelle del mio corpo e a posizionarla di fronte a me. Nasce il rapporto con lo spazio pittorico frontale, un dialogo.
I lavori che appartengono a questa serie sono segni lasciati dai movimenti della mano, del braccio, del polso.
Tento di capire quale è la relazione tra me e lo spazio. Lo spazio frontale, bidimensionale della pittura. Prima segno fisso un punto: La testa e mi metto frontale allo spazio. Poi comincio a muovere il polso.  Cerco di collocarmi, di trovare una posizione nello spazio. Proietto singoli gesti che a mano a mano vanno a sovrapporsi complicando lo spazio. Questa gestualità comincia a definire una spazio concentrico. Dei gorghi, dei vortici che portano verso il centro dello spazio.
 
CENTRALITA' (1985-1998)
Un rettangolo posto al centro in maniera obliqua che copre i gesti precedenti. Un riposizionamento, una riaffermazione. Un rimettersi al centro. Un ritornare ad una posizione centrale.
 
SCIVOLAMENTI (1982-1990)
E' uno scivolamento che esce, che precipita fuori dallo spazio pittorico. Il gesto esce dai limiti, dal contorno del quadro. Come una cascata o un getto d'acqua. Un rettangolo posto al centro in maniera obliqua che copre i gesti precedenti. 
Lo Scivolamento nasce da una figura triangolare, un triangolo isoscele a testa in giù che slitta verso un lato e sposta tutto il peso verso un lato della superficie. E' uno sbilanciamento un togliere equilibrio al centro. Porta al movimento. Fa scivolare la composizione da un centro verso un punto in basso. Lo spostamento rimane contenuto sempre dentro allo spazio pittorico.
 
GORGHI (1986-1991)
E' uno spazio che si richiude su se stesso. C'è una gestualità che porta verso il centro del quadro, un movimento centripedo, un vortice. 
I Gesti sono sempre chiusi dai quattro lati.  Il gorgo porta dentro allo spazio pittorico.
 
AVVICINAMENTI (1985-1990)
E' un ravvicinamento al gesto della pittura. Come se mettessi la faccia vicino al muro e ne guardassi un dettaglio. E' una veduta parziale dello spazio, come dettagli ingigantiti.
 
CUPOLE (1986-1994)
Cerchi, tondi, spazi circolari, cavi. La cupola dal di dentro, uno spazio rosso, concavo che contiene. Come se fosse l'interno del corpo senza le ossa. Dopo aver dipinto per un lungo periodo solo con il rosso e dopo essermi resa conto che era come se stessi dipingendo l'interno del mio corpo e definendo uno spazio interno e concavo, ho deciso di indagare un altro tipo di spazio che avesse questo tipo di connotazione: l'interno delle cupole architettoniche.
 
INTERNI (1998-1993)
E' uno spazio interno, rosso. Sì è scavato uno spazio e ci si trova dentro a un luogo interiore.
 
MURI (1988-1991)
Lo spazio interno e concavo si restringe su se stesso. Le pareti sono talmente ravvicinate che non si distinguono più i contorni. Non c'è più prospettiva, ci si trova faccia a faccia con un dettaglio della parete che lo delimita. E' come se mi fossi avvicinata talmente alla materia da non poterne più vedere la forma. Come se fosse una membrana, una pelle che separa uno spazio esterno da uno interno, un muro che ostacola, un blocco, una copertura, un freno a guardare oltre.
 
TAGLI (1993-1994)
Dal dentro al fuori.  Come se avessi utilizzato il pennello come fosse un coltello. Esco attraverso il muro con un taglio. Uno squarciamento della membrana di separazione. Una fessura attraverso la quale uscire.
 
APERTURE (1993-1995)
Dal movimento di scavo, dell'indagare uno spazio chiuso dei quadri precedenti esco attraverso delle aperture. Si è aperto un varco, una fessura, uno squarcio, una porta, una finestra. Delle volte sembra di guardarla dal di dentro e delle volte dal di fuori.
 
CROCI (1995-1997)
Dopo la scomparsa di mio padre sono venuti fuori degli spazi tranciati a metà sia in senso orizzontale che verticale. Due parti, due gesti, due linee, due campiture che si attraversano l'una con l'altra e che messe di traverso definiscono degli spazi separati.
 
PRESENZE (1995-2000)
E' l'entrata di un nuovo elemento. Uscita dagli spazi interni ora sono fuori. All'esterno compaiono nuove presenze, figure, rettangoli, personaggi. Possono essere singole, due, tre o più.
 
SOVRAPPOSIZIONI (1998-2006)
A poco a poco queste presenze cominciano a coprirsi l'una con l'altra, ad accavallarsi le une sopra le altre fino pian piano allargarsi ai limiti dello spazio del quadro. Solo la parte in alto lascia intravedere quello che sta sotto. Progressivamente questo spazio si allarga, si gonfia, si impone quasi completamente su tutta la superficie spingendo verso l'alto l'orizzonte, lasciando solamente uno spiraglio di un centimetro. E' qui che cominciano le "Sedimentazioni".
 
IN DUE TEMPI (2000-2008)
Un quadro dipinto in due momenti diversi. La prima parte anni prima e poi dopo un tempo lungo, ripreso in mano e ricominciato a stratificare.
Come a dire che un quadro non è mai finito. La sua conclusione è precaria. In ogni momento si può riprendere e trasformarsi.
 
SEDIMENTAZIONI (2003-…)
Uno strato sopra l'altro. Il gesto è sempre quello: spalmare una materia fluida su una superficie bidimensionale, fino a coprirla quasi del tutto, ma mai totalmente. Il processo si dichiara: in alto rimane un bordo che racconta il passaggio di tutti i colori che mi hanno portato a quell'ultimo strato. Ogni Sedimentazione è come se fosse il frammento di un quadro che si sviluppa nel tempo e che si dipinge all'infinito.