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Maria
Morganti

Colore grigiastro della melma che si è formata negli anni sul fondo del mio sgocciolapennelli

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Un Archivio del tempo

Ho immaginato questo sito come parte integrante del mio lavoro, sostenendo l’attitudine ossessiva ad accumulare, trattenere, registrare e sciorinare.
Essendo un’elucubrazione si trasformerà continuamente e terrà aperta una ricerca in continuo mutamento.


La pagina in cui ci troviamo mostra la SINTESI di quello che faccio.
Addentrandoci poi attraverso i due accessi è possibile conoscere il corpo del lavoro da una parte tramite una classificazione oggettiva, consultando l’ARCHIVIO generale delle “Opere”, delle “Esposizioni” e dei “Documenti”,
e dall’altra provando a cercarne il senso attraverso due possibilità di INTERPRETAZIONE: prima il mio “Autoritratto”, cioè l’autoriflessione dell’artista sulla sua pratica e poi “Visita guidata” di Stefano Arienti, il punto di vista di un artista su un altro artista.


























SINTESI


Il contatto del corpo con lo spazio lascia traccia di sé attraverso il colore.
 
La pittura si costituisce e forma la sua impronta nello spazio. 

Il mio lavoro ha in sé l'esperienza del colore, il colore inteso come entità fisica, come traccia della vita.

Nell'opera è l'esistenza, che lascia segno del suo passaggio attraverso la materia-colore. 

La forma è l'esito del seguire la pratica, il processo è più importante della forma. 

Nel mio studio la materia-pittura formata si stratifica, si accumula e si organizza in contenitori, come se io fossi uno strumento di registrazione del tempo. 

Una realtà fatta di colore e di emotività per la quale viene costruita una forma di contenimento e una struttura per presentarla all’esterno.

La continuità, la persistenza della pittura è il sentimento con il quale affronto il mio gesto. Come se lo stendere materia su una superficie, il suo sedimentare, non fosse altro che aggiungere un atto ad altri atti che sono stati già compiuti o che stanno per compiersi. 

Parte integrante del mio lavoro è anche prendere le distanze dal rapporto diretto con la materia, pensando, comprendendo, nominando, scrivendo, verbalizzando ed infine archiviando ciò che si è costituito di fronte ai miei occhi.

Quello che produco quotidianamente nell’isolamento dello studio viene messo successivamente in relazione con l’esterno, con altre realtà, nel tentativo di innescare un contatto tra la propria interiorità e lo spazio condiviso.

Per la stessa ragione, la volontà di connettere il dentro e il fuori, le opere vengono raccolte, catalogate, descritte e rese accessibili all’interno di questo spazio, 
spingendo ulteriormente il processo in quella direzione.

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La Ciotola

Generare

Ciotola copia 3

La Ciotola

La tavolozza si è ridotta al minimo. Il luogo dove si forma il colore è uno solo: la ciotola. La ciotola non si svuota mai, rimane sempre viva e bagnata. E' come tenere in vita una pianta. La ciotola è una sola, le tele sono tante.

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Interno della tazza dove si forma e si trasforma quotidianamente il colore.

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Interno della tazza dove si forma e si trasforma quotidianamente il colore.


Ogni giorno in studio mi dirigo verso di lei e aggiungo un colore. Non uso mai un colore puro, parto sempre da ciò che trovo lì dentro sporcandolo con qualcos’altro. Quotidianamente il colore si rinnova, la materia si trasforma, si consuma e non si accumula.

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“Sedimentazione 2014 #15”, Venezia, 2014, Olio su tela, 18 x 16 cm

Sedimentare

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“Sedimentazione 2014 #15”, Venezia, 2014, Olio su tela, 18 x 16 cm

Uno strato sopra l'altro. Il gesto è sempre quello: spalmare una materia fluida su una superficie bidimensionale, fino a coprirla quasi del tutto, ma mai totalmente. Il processo si dichiara: in alto rimane un bordo che racconta il passaggio di tutti i colori che hanno portato a quel ultimo strato. Ogni singolo strato, ogni singolo colore è già un quadro, ma si procede comunque a sedimentare ed ogni tanto ci si ferma su di un colore. La scelta di interrompere proprio lì è relativa. Si tratta di un colore particolare, ma potenzialmente potrebbe essere un altro. Lo si lascia esistere lasciandogli quasi tutto lo spazio. Si prende congedo, ci si stacca, ci si sofferma, come una sospensione e si passa ad altro. Ciascuna "Sedimentazione" è come se fosse il frammento di un quadro che si sviluppa nel tempo e che si dipinge all'infinito.

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"Sedimentario", Venezia, 2003 - (...), 185 x 215 x 105 cm, Acciaio legno telai quadri

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"Sedimentario", Venezia, 2003 - (...), 185 x 215 x 105 cm, Acciaio legno telai quadri

Il "Sedimentario" è un grande oggetto contenente le “Sedimentazioni”, ha la funzione di essere al tempo stesso un generatore, una traccia e un deposito. É un generatore, un laboratorio, perché è lì che vengono dipinte le “Sedimentazioni”, è lì sulla parete di fondo che si forma la pittura. È una traccia perché su quella parete si registrano a mano a mano le impronte dei quadri diventando in questo modo una specie di simulacro del passaggio dell’azione pittorica. É un deposito perché è lì dentro, nello spazio costruito dietro la parete, che si raccolgono tutte le “Sedimentazioni” immagazzinate nel mio studio. Diventa in un certo senso uno strumento di misurazione, un misuratore di quantità. La capienza del contenitore determina la materia che il tempo deve formare a poco a poco. Il “Sedimentario” è in continua trasformazione, come un magazzino che sempre si svuota e sempre si riempie di nuovo. Aiuta a trovare la giusta misura. Non bisogna mai lasciarlo vuoto, ma allo stesso tempo non bisogna mai eccedere. Come un flusso in cui la materia prodotta va e viene, segue il ritmo, non si accumula e se ne va.

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Angolo in alto del “Quadro infinito”, Venezia, 2006 – (…), Olio su tela, 50 x 40 cm

Condensare

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Angolo in alto del “Quadro infinito”, Venezia, 2006 – (…), Olio su tela, 50 x 40 cm

Dal 2006 tutti i giorni lo stesso colore viene depositato anche sopra il "Quadro infinito". Ogni colore precedente viene cancellato dallo strato successivo. Il colore è una materia con una certa consistenza. Tanti micro strati di pittura stesi su una superficie bidimensionale vanno a formare un oggetto tridimensionale. Il quadro s'ispessisce e si allarga con il tempo. Una sostanza che si accumula che prende spazio, che pesa, che ingombra. Tanti colori, tanti strati nel tempo vanno a costituire nell'insieme un unico corpo, un'unica materia-colore.

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"Quadro infinito” nella sua teca Venezia, 2006 – (…) Olio su tela 50 x 40 cm

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"Quadro infinito” nella sua teca Venezia, 2006 – (…) Olio su tela 50 x 40 cm

Il "Quadro infinito" che dipingo ininterrottamente dal 2006 ha cominciato a stratificarsi appeso su una parete in un angolo buio dello studio. Dopo alcuni anni quando la tela ha cominciato ad allargarsi, ad ispessirsi, ad avere un certo peso, è stato necessario spostarlo per poterci continuare a lavorare, per conservarlo e per eventualmente portarlo fuori dallo studio. E' stato così collocato all'interno di un contenitore, "Teca Quadro infinito", che funge da parete, da protezione e scatola da trasporto. Il tutto retto da un cavalletto su ruote.

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Dettagli di alcuni "Diari", Ogni diario: olio su legno, 10 x 100 cm

Raccogliere

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Dettagli di alcuni "Diari", Ogni diario: olio su legno, 10 x 100 cm

Il colore che si forma quotidianamente viene trattenuto nei "Diari". Si raccolgono colori. Si colleziona il tempo. Si registra il vissuto. Un colore dopo l'altro, un giorno dopo l'altro. Si tratta di una stecca di legno dipinta, alta dieci centimetri e lunga un metro. Il primo colore copre tutta la superficie, il secondo comincia lasciando visibile 2 cm del primo e così via fino ad arrivare a coprire in questo modo l'intera superficie. Il lavoro finisce quando finisce lo spazio disponibile. Il "Diario" mantiene una traccia di tutto quello che è passato nella tazza e documenta dai 3 ai 5 mesi del mio tempo. Un diario fatto di colori anziché di parole.

 

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“Diarioteca”, Venezia, 2005 – (…), Struttura di metallo (270 x 100 x 45 cm), contenente n. 180 "Diari", olio su legno, (ogni "Diario" 10 x 100 cm)

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“Diarioteca”, Venezia, 2005 – (…), Struttura di metallo (270 x 100 x 45 cm), contenente n. 180 "Diari", olio su legno, (ogni "Diario" 10 x 100 cm)

Una volta finiti vengono riposti nella "Diarioteca". Questo oggetto diventa come una specie di raccoglitore, misuratore, archiviatore del tempo che contiene i "Diari" dipinti fino ad oggi e quelli che mi rimangono da dipingere. Ho immaginato il tempo che mi resta da vivere e ho accumulato una quantità di legno che corrisponde a quel tempo. All'inizio la parte dipinta era piccola e quella intonsa grande. Negli anni gradualmente questo oggetto si impregnerà di colore. E' come se avessi costruito uno spazio che andrò a riempire con la mia vita. Il senso non è quello della morte, della fine, della chiusura, ma quello di uno spazio fisico e temporale dove lasciare scorrere il normale flusso delle cose attraverso il colore.