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autoritratto / introduzione
Maria-Morganti-Autoritratto-introduzione
Penna di mio padre con la quale ha scritto per buona parte della vita il suo diario. (Foto F. Allegretto)
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Introduzione



AUTORITRATTO

 

Narrare il mio discorso

 
"Di che cosa voglio parlare? Di tutto quello (...) che mi obbligherà a pensare."
(Dal "Diario di uno scrittore" di Fjodor Dostoiewskij, 1873)
 

"Aveva detto tutto quello che poteva dire sul senso teorico del suo fare poetico. Ora poteva tornare a quello che aveva sempre fatto, all'esercizio diretto ed esclusivo della poesia; e basta."
(Giuseppe Bevilacqua nell'introduzione di "La verità della poesia" di Paul Celan)
 
 
 
 
Con “Autoritratto” non intendo una forma narcisistica dell’esposizione del sé, ma un’autorappresentazione che va in cerca di una relazione. 
Bisogna farsi carico della propria intimità, non si può far altro che partire da sé, dall’unicità che ogni persona rappresenta. È solamente a partire dalla propria soggettività e dalle proprie reciproche differenze che vedo possibile un dialogo. Una individualità che può esistere però solo se viene a mettersi in relazione con quella di qualcun altro. Come fosse l’emissione del primo vagito del bambino che cerca attenzione già dalle prime orecchie disponibili all’ascolto. Come fosse l’immissione della propria voce in questo mondo che si dichiara per quella che è. Un modo per tentare di rispondere alla domanda: “Chi sei”? “Come sei”? Come dire: “Io ci sono e sono così”. Per cercare di ricavare un posto dove stare nel mondo, per dichiarare il proprio punto di vista. Una posizione che si manifesta per ricercare un rapporto, un dialogo. Quasi come fosse un annuncio che dicesse: “Cercasi interlocutore!”.

Questa parte del sito è costruita come fosse un libro che porta dentro al mio personale punto di osservazione sul lavoro. 
Un racconto; quasi come una visita in studio, che accompagna, in una camminata, all'interno del mio spazio, del mio mondo… 

Si apre un discorso non solo su ciò che penso sia l'opera ma su tutto quello che considero una visione del mio mondo. 
Un meta-discorso (quello che l'artista Adrian Piper ha definito una "meta-arte") che esplicita i processi mentali e i procedimenti ma che si astiene dal dire qualche cosa sull'opera stessa (bisogna lasciarla parlare nel linguaggio che le è proprio e non sovrapporsi con le parole).

E' un narrare per pensare, pensare su una pratica, un'azione. 
Rimanda all'esterno la percezione che ho di me, e come tale è una cosa che può cambiare nel tempo.

I capitoli aumenteranno, invertiranno il loro ordine, si trasformeranno, si allungheranno, si accorceranno e magari spariranno o verranno sostituiti con altri. 

Il ragionamento rimane aperto, non tiro nessuna conclusione l'interpretazione la lascio a voi "pubblico". Mi tolgo dal ruolo di creatrice. Divento spettatrice anch'io.


Il libro è suddiviso in diversi capitoli ognuno dei quali comincia con un'introduzione.
Le citazioni che li aprono sono tratte quasi tutte dalla scrittura di diari privati estrapolati dalla mia biblioteca di diari.
Le parole che definiscono i titoli e i sottotitoli dei singoli capitoli riassumono nel loro insieme il senso del mio lavoro. Sono tutti verbi o frasi che indicano un’azione, evidenziano una processualità.
Le immagini scelte per accompagnare le introduzioni non sono mie opere piuttosto delle evocazioni, delle suggestioni. In alcuni casi sono state fatte da me altre volte no, hanno comunque sempre a che fare direttamente con la mia vita e con ciò che faccio. 
Dai titoli dell'indice, infine, si accede punto per punto attraverso i singoli paragrafi al mio lavoro, alle singole opere.